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Antonio della Rocca
Antonio della Rocca nasce il 21-3-57,all'inizio di primavera,nello stesso giorno di J.S.Bach, a Tagliacozzo (Aq) - ' e là da Tagliacozzo, dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo '– (Dante - canto 28° Inferno,versi 17-18. Commedia ).

Da sempre scrive (a partire da cinque anni, quando-a suo dire-aveva uno splendido paio di baffi bianchi), sia in campo narrativo,- gli hanno pubblicato a vent’anni la sua raccolta poetica: Reversibilità;- sia in campo teatrale,dove ha operato riduzioni dalla Beatrice Cenci di Artaud e l'Arden di Shakespeare (oltre ad altri testi,non messi in scena,tra cui 'Il Risveglio di Narada',vicino al Siddhartha di Herman Hesse e ai primi testi apocrifi buddhisti,insieme a varie recensioni,apparse su riviste specializzate,risalenti al periodo universitario).Poco più tarda è una sua collaborazione a cooperativa cinematografica,con vari documentari, tra cui uno sui 'Poeti romantici a Roma' (Shelley,Byron e Keats),di cui ha curato la sceneggiatura e il testo poetico di narrazione.

Antonio Della Rocca non è nuovo a provocazioni : i suoi quadri, i suoi testi, le sue scelte di vita sono in sé provocazione, e che la Natura sia vista come donna che decida di fare dono di sé e farsi accarezzare da mani possenti, a rischio di poter essere anche offesa nell’anima e nei lineamenti, non potrebbe che confermare tale osservazione. Basta fare due chiacchiere con l'autore, e comprendere che ci si potrebbe trovare dinanzi ad una reincarnazione dell’eroico furore.Se non ci credete domandate a lui... La traduzione dell’opera da parte nostra in questo senso è una possibilità fra tante, ognuno dia la sua, poichà l’autore in pieno spirito zen ne sarà lieto. Personalmente un’opera figurativa come questa mi invoglia ad immaginare quanto detto, ed altro ancora : allora verrebbe da pensare sì a cominciamento che non vi è nessun senso di colpa, nessuna remora, e che ogni cosa è lecita su di Lei.Ma se poi, dopo aver visto questa imago a primo impatto, chiudo gli occhi e li riapro dopo qualche istante, mi accorgo- anche -che quella stessa donna reclama amore gentile, il quale possa sempre poter lasciare che ella decida di volersi prostituire per gaudio. Possenza senza violenza verrebbe da dire, ovvero passione e denso fuoco erotico.
È nei suoi occhi che sento il bisogno di accarezzarla devoto. Ella si prostra a me come vittima sacrificale in cambio di onorificenza...


dott. Carlo Picca
www.letterariaodusia.com
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