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| Espulsioni da el 'Ayun: nel centro di detenzione della capitale saharawi ancora detenuti 113 migranti | | | El Ouali | | La piattaforma euro-mediterranea Migreurop chiede l’apertura di un’inchiesta sul duplice omicidio di el ‘Ayun e la restituzione dei beni sequestrati ai deportati di Oujda
ROMA - È partito domenica 5 agosto alle 14 da el 'Ayun, Sahara occidentale, l'ultimo autobus della compagnia Ctm diretto alla frontiera algerina, duemila chilometri più nord. A bordo 58 cittadini sub-sahariani, arrestati lungo le coste del Sahara occidentale, sulle rotte per le Canarie, dalle forze dell'ordine marocchine, che presidiano il litorale con una postazione ogni chilometro. L’autobus è diretto a Oujda. A bordo ci sono anche i superstiti della sparatoria della notte tra il 30 e il 31 luglio, quando agenti delle forze dell’ordine marocchine avevano aperto il fuoco su un gruppo di 37 uomini che tentavano di imbarcarsi verso l’arcipelago spagnolo. Sotto gli spari sono morti due giovani senegalesi. Mentre altri due sono stati feriti e sono attualmente ricoverati all’ospedale di el 'Ayun. Si perdono così le tracce dei testimoni del duplice omicidio commesso dalle forze marocchine e sul quale, immaginiamo, non sarà aperta nessuna inchiesta. Le notizie provengono dall'associazione Alter Forum di el ‘Ayun, secondo la quale nel centro di detenzione per migranti della capitale saharawi, sono ancora detenuti 113 migranti, tra cui 7 donne e 5 bambini, in preoccupanti situazioni fisiche e psichiche. Sono tutti sub-sahariani e saranno espulsi anche loro nelle prossime ore.
Due settimane fa, le notti di giovedì 26 e venerdì 27 luglio, due dure retate avevano colpito il campus dell'università di Oujda, al confine tra Marocco e Algeria, causando l'arresto e la deportazione di circa 450 migranti sub-sahariani, tra cui 6 donne e 2 bambini, di cui uno di 4 anni. Sono stati abbandonati alla frontiera algerina, a Galla. L'accampamento nella città universitaria, dove anni i deportati sub-sahariani trovavano rifugio prima di ripartire verso Ceuta, Melilla o Rabat, è stato dato alle fiamme. Secondo l’associazione marocchina Beni Znassem, i deportati si troverebbero accampati sulle montagne delle frontiera. Alcuni sono feriti. Manca loro ogni genere di prima necessità. La missione in Marocco di Medici senza frontiere è intervenuta inviando un medico.
La piattaforma euro-mediterranea Migreurop, chiede l’apertura di un’inchiesta sul duplice omicidio di el ‘Ayun e la restituzione dei beni sequestrati ai deportati di Oujda, e dichiara: "Denunciamo questi gravi attentati alla dignità umana agiti per conto degli Stati europei ed esigiamo la rinuncia a quell’ideologia securitaria e repressiva che oggi orienta la gestione dei flussi migratori a livello di controlli delle frontiere, restrizioni della libertà di circolazione delle persone e criminalizzazione dei migranti”. (gdg) | | | | | | | Giudice appiedato in Marocco «Ritorsione per i Saharawi» | | | El Ouali | | Auto sequestrata Quatrano, gip a Napoli, è in vacanza ma era andato a seguire un processo contro i manifestanti
Ilaria Urbani
In vacanza in Marocco con la famiglia. Ferie tradizionali per Nicola Quatrano, magistrato napoletano con la passione per la difesa dei diritti umani nei paesi del Maghreb in particolare del popolo Saharawi, abituato invece a spostarsi sempre da solo sull'altra sponda del Mediterraneo in qualità di osservatore internazionale. Questa volta però il viaggio iniziato undici giorni fa in compagnia della moglie dei due figli, di 24 e 22 anni, e di un'amica doveva essere di relax, ma si sta mettendo male per «uno sconcertante episodio, una provocazione» - come dice lui stesso. I fatti: venerdì sera al ritorno da Marrakech la polizia marocchina lo ferma a un posto di blocco e gli sequestra l'automobile in noleggio sulla quale viaggiava. Il gip del tribunale di Napoli in vacanza aveva infatti approfittato per andare a seguire il processo a sette studenti saharawi, «arrestati per aver partecipato a manifestazioni pacifiche a sostegno dell'autodeterminazione in favore del loro popolo tra i quali - spiega Quatrano al telefono - una studentessa che ha perso un occhio in seguito alle percosse subite dalla polizia». Arrivati al posto di blocco, Quatrano e famiglia sono stati fermati e, mentre gli agenti della polizia procedevano alla verifica dei passaporti, si è presentato un carro attrezzi. «E' in quel momento che ho cominciato a sospettare qualcosa - spiega - i poliziotti hanno trovato solo successivamente una piccola irregolarità sulla polizza assicurativa, mancava cioè la trascrizione del numero di targa, ma il carro attrezzi era già stato mandato e tra l'altro l'auto è stata presa in noleggio ad Agadir. La polizia avrebbe dovuto solo avvertire l'agenzia. Invece l'auto ci è stata sequestrata e siamo stati lasciati al posto di blocco fino a tarda sera». Il magistrato napoletano impegnato anche in Italia nella lotta in difesa dei diritti civili, in passato è stato criticato per aver preso parte alla manifestazione del 17 marzo 2001 a Napoli durante il No Global Forum. Quatrano rincara la dose aggiungendo forti preoccupazioni per l'atteggiamento delle forze dell'ordine marocchine. «Una volta andati in commissariato sembrava si stesse risolvendo tutto dopo l'intervento del console italiano dell'ambasciata di Rabat, infatti il comandante si era detto disponibile a ridarci l'automobile se fosse arrivata via fax la copia del foglio per integrare la polizza. Nel giro di poche ore invece la situazione è precipitata e ci è stato detto che serviva il documento originale. A questo punto non so cosa pensare, mi sembra un po' tutto surreale». Quatrano e il resto della compagnia stanno alloggiando a Laayoune, una località sul mare dove è possibile arrivare solo in automobile. In queste ore l'ambasciata sta cercando di capire come poter risolvere la situazione. «Nel frattempo dobbiamo spostarci in autostop e passaggi di fortuna. Avevamo in programma di andare anche verso Dakhla ma non so se il nostro viaggio proseguirà, potremmo anche andarcene chissà però se con questa 'pendenza' a mio carico posso lasciare il paese, non vorrei ci fermassero anche all'aeroporto…». La vicenda, che se non fosse risolta velocemente potrebbe creare imbarazzo ai diplomatici italiani in Marocco, ha lasciato deluso il gip partenopeo che sospetta di essere stato preso di mira per il suo attivismo politico. E che cercano ancora un passaggio aggiunge «forse esagero un po' ma non capisco dove vogliano arrivare».
Fonte: "Il Manifesto" 5 Agosto 2007 | | | | | | | Il Marocco sequestra due giornali perché criticano il re Mohammed VI. | | | El Ouali | | RABAT - Il Governo del Marocco ha sequestrato due riviste contenenti articoli che mancano di rispetto al re Mohammed VI e danneggiano la morale pubblica.
Si tratta dei settimanali marocchini “Tel Quel” e “Nichane”. Secondo fonti di Tel Quel, la polizia ha sequestrato 50.000 esemplari della sua rivista, per distruggerli in una tipografia di Casablanca, dopo la decisione del primo ministro, Dris Yetú.
Ahmed Reda Benchemsi, direttore di Tel Quel e della sua pubblicazione gemella Nichane, è stato interrogato ieri sera dalla Polizia di Casablanca, ha detto il Ministero dell'Interno in un comunicato.
Un giornalista di Nichane, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto che Benchemsi aveva contestato l'utilità delle elezioni parlamentari del mese prossimo in un paese dove la monarchia ha sempre l’ultima parola.
Nel suo discorso annuale al paese il 30 Luglio, Mohammed VI ha detto di sperare che le elezioni del 7 di settembre rinforzino la democrazia, ed ha aggiunto di opporsi a chiunque discuta la sua validità.
Danno alla morale pubblica
Il ministero ha detto che Nichane aveva pubblicato articoli sui quali si discuteva del profeta Maometto danneggiando la morale pubblica e le buone maniere.
"Il primo ministro esprime la sua profonda indignazione per queste mancanze che vanno contro la legge, la moralità della vita pubblica e la ristrutturazione del panorama mediatico", ha commentato l'ufficio del primo ministro.
Il giornalista ha detto che Benchemsi è stato messo in libertà e riaccompagnato a casa domenica mattina, ma si ignora se continui e ad essere indagato.
Più sequestri
È la seconda volta in un anno che le autorità sequestrano edizioni di Nichane, un settimanale inusuale scritto nel dialetto deriya. Il suo direttore precedente, Dris Ksikes, si dimise dopo che la pubblicazione era stata proibita per due mesi in seguito alla pubblicazione di satire sull'Islam, il sesso e la politica.
Sia lui che un altro giornalista della rivista furono condannati a pene, poi sospese, di tre anni di carcere.
In Marocco, criticare il re, discutere la sua parola come guardiano dell'Islam e dubitare del diritto del Marocco di restare nel conteso territorio del Sahara Occidentale può costare anni di prigione.
Riassunto articolo di El Mundo 06/08/2007 | | | | | | | Negoziati di Manhasset: i Sahraouis denunciano "l'intransigenza" marocchina. | | | El Ouali | | Il secondo round di negoziati tra il Fronte Polisario e il Regno del Marocco, il 10 e 11 agosto a Manhasset vicino a New York, si è concluso domenica con la pubblicazione di un comunicato dell'inviato personale del SG dell'ONU per il Sahara occidentale Peter Van Walsum, accettato dalle due parti, che annuncia un 3 round la cui data e luogo restano da definire. "Le due parti riconoscono che lo status quo attuale è inaccettabile e si sono impegnate a proseguire i negoziati in buona fede.
Hanno convenuto che i negoziati proseguiranno e la data ed il luogo del prossimo round sarà deciso da consultazioni future", si legge nel comunicato dell’ONU.
I negoziati tra il Polisario ed i Marocco, nell'ultimo giorno del secondo round “hanno segnato il passo" e si sono svolti in" un'atmosfera pesante" a causa dell'intransigenza del Marocco per imporre il suo piano di autonomia, hanno dichiarato all'APS i responsabili sahraouis. Annunciando un terzo appuntamento maroco-sahraoui, "probabilmente in Europa, prima della fine dell'anno", Radhi Bachir Seghaïer, consigliere del presidente Mohamed Abdelaziz, e Brahim Ghali, rappresentante del Fronte Polisario a Madrid, membri della delegazione sahraouie ai negoziati, non hanno mancato di denunciare "la posizione raggelata" dei marocchini che vogliono parlare solamente di "autonomia, tutta l'autonomia e solo l'autonomia."
"A Manhasset 2, ci si gira attorno. I marocchini hanno una posizione raggelata. Non hanno e non accettano nessuna altra iniziativa", ha sottolineato Seghaïer che ribadisce che le discussioni sono state "al di sotto delle aspettative”.
Interrogato sulle evoluzioni eventuali registrate dal primo round dei negoziati, del 18 e 19 giugno, ha detto che malgrado gli sforzi del mediatore Onu, Peter Van Walsum, per fare avanzare la discussioni e la" flessibilità" e" la disponibilità" dei Sahraouis a fare avanzare le trattative," i marocchini sembrano ubbidire a direttive rigide, “ripetono lo stesso discorso sull'autonomia e non vogliono che si affrontino temi e problemi specifici come i problemi riguardanti i profughi, i prigionieri, il muro, lo sminamento, le ricchezze naturali e il loro sfruttamento, la libera circolazione delle persone e le visite tra famiglie."
Malgrado l'intransigenza della parte marocchina, la delegazione sahraouie, forte del suo diritto all'autodeterminazione e del sostegno della comunità internazionale, si duole che "i marocchini non escano dal loro isolamento per ritornare alla realtà dalla situazione nel Sahara occidentale e sottoscrivere l'ultima risoluzione 1754 (2007) del Consiglio di sicurezza che invita le due parti a negoziare , in buona fede e senza pregiudiziali, sulla base delle proposte delle due parti in conflitto per assicurare il diritto all'autodeterminazione del popolo sahraoui."
I lavori di sabato, si sono tenuti ad porte chiuse.
Confermando la disponibilità della delegazione sahraouie a continuare la discussione" in un futuro non lontano", probabilmente in Europa," per provare a fare qualche passo in avanti per la ricerca di una soluzione politica reciprocamente accettabile", il delegato sahraoui si dice dispiaciuto che "i marocchini cerchino con ogni prezzo di bloccare questi negoziati che potrebbero assicurare la pace e la stabilità nel Magreb."
Riaffermando la buona volontà del Fronte Polisario ed anche quella del mediatore ONU ha detto che “i prossimi rounds, che si terranno all'infuori di contigenze politiche e scadenze elettorali, che impegnano il governo marocchino, potranno registrare maggiori progressi nella risoluzione del conflitto sahraoui."
Riassunto comunicato Aps 12/8/07 New York | | | | | | | Per influenzare i negoziati marocco-sahraouies di Manhasset Mohammed VI minaccia la "balcanizzazione" dell'Africa | | | El Ouali | | Di: Abdelkamel K.
Dopo avere messo in guardia una prima volta contro la balcanizzazione della regione, se il Sahara occidentale diventasse indipendente, il monarca marocchino estende la sua minaccia a tutto il continente africano nella speranza di sostenere il suo piano di autonomia. Alla vigilia della ripresa dei negoziati tra Marocco e Fronte Polisario, sotto l'egida delle Nazioni Unite a Manhasset, vicino a New York, il prossimo 10 agosto, Mohammed VI mette in moto la sua macchina propagandistica. Questa volta, il sovrano alaouita, in un messaggio ai partecipanti di un simposio sulle relazioni tra Europa e Africa che si svolge ad Assilah, città balneare nel nord del Marocco, ha messo in guardia contro la "balcanizzazione" del continente africano che creerebbe una situazione di "sedizione e di instabilità". Parlando dei flagelli della povertà, dell'analfabetismo, della disoccupazione, delle epidemie devastatrici ed il cattivo governo come freni allo sviluppo dell'Africa, Mohammed VI ha affermato che ce ne sono "molto più pericolosi", facendo allusione, senza citarlo , al conflitto del Sahara occidentale. Per il re del Marocco, "si tratta dell’aumento della tendenza alla balcanizzazione ed allo smembramento delle entità nazionali, l'appoggio dato ai movimenti separatisti ed alle entità finte che non hanno posto in un mondo dominato dai grandi insiemi". Mohammed VI ha attaccato ferocemente i dirigenti africani rimproverandogli "la focalizzazione degli Stati sulla regolamentazione dei conflitti armati a scapito dei progetti di sviluppo". Continuando la sua diatriba, il sovrano marocchino tenta di dare credito alle sue tesi aggiungendo che “questo stato di cose crea una situazione di sedizione e di instabilità e costituisce un concime fertile e molto propizio ai traffici di armi, di droghe e di esseri umani, e all'immigrazione illegale." Ecco un'uscita mediatica molto calcolata il cui scopo inconfessato non è altro che il tentativo di influire sul secondo round dei negoziati marocco-sahraouies del 10 e 11 agosto prossimi. Le probabilità di vedere queste discussioni finire con un accordo tra i due protagonisti si assottigliano col passare dei giorni per l’irrigidimento della posizione marocchina. Difatti, mentre la risoluzione 1754 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite invita a negoziati, senza preliminari, tra le parti per giungere ad una soluzione politica, reciprocamente accettabile che garantisca il diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale, nel suo recente discorso in occasione del 8 anniversario della sua ascesa al trono, Mohammed VI ha affermato che il Marocco accetterà solo l'autonomia. Poiché questo diktat, è stato rifiutato categoricamente dal presidente sahraoui, Mohamed Abdelaziz, sarebbe illusorio credere che il prossimo appuntamento di Manhasset si concluda con qualche progresso. Le due posizioni sono troppo divergenti per sperare in un avvicinamento, a meno di un miracolo.
Domenica 05 Agosto 2007 | | | | | | | Ripartono i negoziati per il Sahara occidentale | | | El Ouali | | 10/08/2007 16.13.53
Al via oggi a New York, sotto l’egida dell’ONU, una nuova tranche di negoziati sul futuro del Sahara occidentale, tra rappresentanti del Marocco e del Movimento indipendentista Fronte Polisario, che rappresenta il popolo sahraoui. Il Sahara occidentale, ex colonia spagnola, fu annessa da Rabat nel 1975. Il Polisario da allora reclama l’indipendenza del territorio, che dovrebbe decidersi con un referendum, più volte rimandato nel tempo. Ma quali possibilità ci sono per i colloqui di New York? Risponde Christian Elia, esperto di Medio Oriente e Nord Africa del sito Peacereporter, intervistato da Giada Aquilino:
R. – Le possibilità sono scarse, nella misura in cui comunque tutte e due le delegazioni - sia quella marocchina, sia quella del Fronte Polisario - sono molto rigide sulle rispettive richieste. Da una parte, il Marocco, con la certezza di non muovere un passo dall’offerta al Sahara occidentale di uno status di autonomia, all’interno comunque della monarchia marocchina. Dall’altra, il Fronte Polisario, che continua a puntare al referendum per stabilire se la popolazione della regione vuole l’indipendenza oppure lo status di autonomia. Credo che questo round di colloqui, come è già successo per quelli del 18 e 19 giugno scorso, sarà interlocutorio, in attesa poi – entro l’anno – di risolvere la questione. Teniamo inoltre presente che la MINURSO, la missione delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale, da poco rinnovata, è comunque a rischio perché il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è stato molto chiaro sui tagli alle spese che attendono le missioni internazionali dell’ONU.
D. – Ex-colonia spagnola, il Sahara occidentale è stato annesso dal Marocco nel 1975. Quali ragioni hanno spinto Rabat?
R. – In realtà, il Sahara è una regione che ha due caratteristiche principali a livello di risorse naturali. La prima è quella di avere migliaia di chilometri di coste davvero pescose, rispetto a quelle marocchine che invece, molto sfruttate, sono andate un po’ in crisi negli ultimi anni. La seconda è quella delle risorse di fosfati, che comunque continuano a rappresentare un mercato interessante e continuano ad avere un circuito economico piuttosto redditizio.
D. – Qual è la posizione dell’ONU sulla questione?
R. – L’ONU è sempre stata fortemente determinata a riconoscere il diritto al Sahara occidentale ad essere un Paese libero. Poi, come spesso accade, ad un certo punto, pur di ottenere il cessate-il-fuoco agli inizi degli anni Novanta, è stata riconosciuta la situazione ‘de facto’ che si era venuta a creare e quindi successivamente ha preso quota l’ipotesi del referendum per far decidere alla popolazione il proprio futuro. | | Segue... | | | | | ITALIA-MAROCCO: D'ALEMA A BENAISSA, RAFFORZIAMO COOPERAZIONE | | | El Ouali | | (AGI) - Roma, 31 lug. - Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha ricevuto alla Farnesina il collega del Marocco, Mohamed Benaissa. Ampio spazio durante il colloquio e' stato dedicato al rapporto privilegiato del Marocco con l' Unione Europea e all' impegno di Rabat nel promuovere a tutti i livelli il dialogo fra le due sponde del Mediterraneo. In tale contesto, viene sottolineato alla Farnesina, si e' registrata identita' di vedute sull' opportunita' di rafforzare la cooperazione politica tanto nel contesto dei meccanismi esistenti, come il "Dialogo 5 + 5", quanto, sul piano bilaterale, nei principali settori di interesse comune, con particolare riguardo alle questioni migratorie, alla sicurezza, e al condiviso impegno nella lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato. D'Alema e Benaissa hanno anche affrontato la questione del Sahara Occidentale. Al riguardo, D'Alema ha espresso il pieno sostegno dell'Italia al processo negoziale in corso fra il Marocco ed il Polisario sotto gli auspici delle Nazioni Unite, e ha sottolineato che il dialogo diretto fra le parti, sulla base della Risoluzione 1754 e senza precondizioni, costituisce, nella valutazione italiana, l'unica strada percorribile per giungere ad una soluzione condivisa e durevole. (AGI) | | | | | | | Karin Scheele: il premio Silver Rose alla Sig.ra Haidar," un riconoscimento della lotta per l'autodeterminazione del popolo saharawi" | | | El Ouali | | Bruxelles, 26/07/2007
La Presidentessa dell'intergruppo euro parlamentare per il Sahara Occidental, Karin Scheele, si è rallegrata per l’assegnazione del premio "Silver Rosa Award 2007" alla militante saharawi, Aminetou Haidar, "il fatto che questo premio sia stato conferito ad Aminetou Haidar nel 2007, è un ulteriore riconoscimento alla lotta del popolo saharawi per la sua autodeterminazione e la sua indipendenza." La candidatura di Aminetou Haidar è stata presentata dall'organizzazione austriaca "Volkshilfe Ostseriech", membro di Solidar, un'alleanza internazionale di numerose ONG impegnate nell'azione sociale, la cooperazione internazionale, l'aiuto umanitario e l'educazione permanente, storicamente legate nel mondo al movimento sindacale ed alle forze progressiste.
Il premio, Silver Rosa Award, premia ogni anno organizzazioni e personalità che si sono distinte nella lotta per la difesa dei diritti umani e per la giustizia sociale ed il dialogo interculturale. Il premio Silver Rosa Award sarà consegnato il 16 ottobre prossimo al Parlamento europeo dove i deputati convinti della giusta e legittima autodeterminazione del popolo saharawi avevano iscritto la militante saharawi nell'elenco delle nomination per il premio Sakharov dei diritti umani. Per la sua lotta in difesa dei diritti umani nel Sahara Occidentale Aminetou Haidar aveva già ricevuto nel 2006 il premio spagnolo Juan Maria Bandres", e il premio" Freedom award" negli Stati Uniti. Aminetou Ali Ahmed Haidar è nato nel 1967 ad El Aaiun dove ha fatto i suoi studi primari e secondari. Madre di due bambini, Hayat e Mohammed, la Aminetou è convinta che il conflitto saharawi "sia un problema di decolonizzazione". Fermata la prima volta nel 1987 per avere partecipato ad una manifestazione pacifica contro l'occupazione del Sahara Occidentale, è stata detenuta per quattro anni nelle prigioni marocchine. Dopo la sua liberazione nel 1991, ha continuato la sua lotta contro le violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara occidentale, è stata fermata di nuovo a più riprese per le sue attività pacifiche di difesa dei diritti umani. Aminetou Haidar è stata liberata il 17 gennaio 2006 dal Carcel negra, la prigione nera, di El Aaiun dopo essere stata detenuta per sette mesi. E’ diventata "uno dei simboli" della lotta del popolo saharawi per il suo diritto all'autodeterminazione ed all'indipendenza, è sostenuta da parecchie organizzazioni, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch, l'organizzazione mondiale contro la Tortura . | | | | | | | Chi ha rubato il portafoglio a Ban Ki-moon? | | | El Ouali | | Un settimanale di Rabat accusa un membro della diplomazia marocchina di essersi appropriato della sua Visa
ALI LMRABET. Corrispondente in Marocco
E’ risaputo che i governanti marocchini non sono molto virtuosi col tesoro, quello che non si poteva immaginare è che fossero anche volgari borsaioli. Il settimanale marocchino Al Usbue Asahafi, una delle pubblicazioni più antiche del Marocco diretta dal veterano e decano della stampa marocchina, Mustafa Alauí, ha svelato questa settimana, la rocambolesca storia di un furto la cui vittima sarebbe niente meno che Ban Ki-moon, il segretario generale di
delle Nazioni Unite.
Benché Al Usbue non faccia il nome del supposto borsaiolo, il settimanale assicura che il malvivente fu uno dei quattro delegati marocchini che visitarono Ban Ki-moon nel suo ufficio di Nazioni Unite il 15 di marzo passato. Della delegazione facevano parte il ministro delegato degli Interno, Fuad Ali Il Himma; il suo omologo degli Esterni, Taieb Fasi Fihri; il capo del controspionaggio, Mohamed Yasin Mansuri; ed il presidente del Consiglio Reale Consultivo per i Temi Saharauis, Jalihenna Uld Rachid. Sotto un titolo vistoso, "Avvenimenti pericolosi sul tema del Sahara", il settimanale apre con con una foto della vittima distratta circondata dai presunti colpevoli. Nell'esteso articolo che racconta questa inverosimile storia, Al Usbue spiega di essere venuta a conoscenza del furto accedendo, non spiega come, al personal computer di Ban Ki-moon si imbattè per caso in una lettera in cui il segretario generale dell'ONU racconta ad un amico di come i marocchini “quei bastardi” gli hanno rubato il portafoglio.. Spese a Casablanca " Mi hanno rubato la carta Visa quando ho ricevuto nel mio ufficio la delegazione marocchina (...) La compagnia Visa mi ha informato che è stata utilizzata a Casablanca e L'Aaiún per l'acquisto di sabbia e frigoriferi a Las Palmas di [Gran] Canarie.
Ma io non sono mai andato in quelle città”. Ban Ki-moon conclude la sua missiva con un consiglio a tutti quelli che debbano negoziare con tanto distinta delegazione: "Vigilate le vostre tasche!" Questa informazione che ha fatto ridere mezzo Marocco non è stata naturalmente gradita da qualcuno, specialmente dai supposti malandrini. Mustafa Alauí è stato convocato dalla polizia giudiziale di Rabat ed interrogato per vari giorni. La giustizia vuole sapere "perché non ha chiamato Ban Ki-moon per confermare l'informazione", ha raccontato lo stesso Alau’ questo giornale. Ieri si è saputoe che il giornalista, varie volte processato ed imprigionato, sarà processato il 2 agosto per "diffusione di notizie false ". Secondo la stampa marocchina, il delegato delle Nazioni Unite in Marocco avrebbe smentito l'informazione. | | Segue... | | | | | Il Fronte Polisario non è terrorista | | | El Ouali | | Il Giornale 25 Luglio 2007
Giorgia Meloni*
Caro direttore, ho avuto modo di leggere l’articolo a firma di Maria Giovanna Maglie pubblicato sul Giornale domenica 22 luglio. Condivido appieno l’invito a «non nutrire il coccodrillo», per riprendere l’azzeccata immagine usata nel pezzo, perché per combattere l’integralismo islamico non sono concessi tentennamenti, simpatie ambigue o compromessi di sorta. Ma è proprio in virtù di quanto ora detto che mi sento di dissentire sulla critica fatta ad Alleanza nazionale per aver votato alla Camera, lo scorso 12 luglio, a favore del riconoscimento dello status diplomatico del Fronte Polisario, movimento per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale. Come saprai, sono stata cofirmataria della mozione in questione, presentata da forze politiche di ambo gli schieramenti e approvata con una maggioranza trasversale. È da molti anni che seguo con attenzione le istanze del popolo saharawi e la sua rivendicazione di indipendenza dal Regno del Marocco. Ho conosciuto diversi rappresentanti del Polisario e ho avuto la fortuna di essere ospitata nel 2000 nel campo profughi alle porte di Tindouf in territorio algerino. I saharawi sono un popolo ospitale e affascinante, nel quale è ancora vivissima la cultura nomade e beduina dei «figli del deserto». Faccio questo inciso per sgombrare il campo da un possibile equivoco: non sono, ovviamente, queste le ragioni del sostegno dato da An alla mozione sul Sahara Occidentale. Le ragioni sono squisitamente politiche e rientrano appieno nel quadro della lotta al terrorismo e all’integralismo islamico. Una scelta, quella fatta, che non è in nessun modo un atto di ostilità nei confronti del Marocco, più credibile interlocutore dell’Europa in Nord Africa e nel mondo arabo in generale e con il quale abbiamo il piacere di mantenere un rapporto privilegiato. Il conflitto, armato fino al 1990 e politico in seguito, tra Marocco e saharawi si trascina fin dal 1976, anno in cui la Spagna lascia la colonia del «Sahara spagnolo» e il Marocco occupa quelle terre reputandole parte integrante del proprio regno. Non è questa la sede per entrare nel merito delle rivendicazioni territoriali marocchine o sulla legittimità delle istanze saharawi, perché proprio in questi mesi la diplomazia si è rimessa in moto e le parti hanno avviato delle trattative sotto l’egida delle Nazioni Unite.Ma mi permetto di contestare il quadro rappresentato da Maria Giovanna Maglie, poiché se è vero che questa «disputa» riguarda uno Stato, il Marocco, riformista e moderato e, aggiungo, amico dell’Italia e dell’Europa, non è vero che il Fronte Polisario abbia una qualsiasi forma di simpatia per l’integralismo islamico. Così come non è esatto affermare che il Polisario non abbia riconoscimento internazionale, essendo la Repubblica araba saharawi democratica membro dell’Unione Africana fin dal 1982. Il Polisario è una organizzazione araba e musulmana che non ha mai fatto ricorso al terrorismo, né in Marocco, né in Europa, che non ha mai lasciato spazio all’integralismo e che difende le proprie istanze in modo pacifico. Si è affidato al diritto internazionale e all’Onu fin dal 1990, deponendo le armi e spostando il conflitto su un piano politico. Niente sotterfugi, prudenze e ambiguità contro terrorismo e integralismo, si è detto. Sono queste le parole d’ordine alla base della scelta di Alleanza nazionale di premiare il comportamento democratico del Fronte Polisario con il riconoscimento dello status diplomatico. Nessun cedimento all’integralismo e attenzione a chi segue la via della legalità, è questo il segnale, chiaro e deciso, che l’Italia ha dato con la mozione sul Sahara Occidentale. *Vicepresidente della Camera parlamentare di An
Ma riconoscendolo si colpisce il Marocco
di Maria Giovanna Maglie
La Camera ha approvato con maggioranza trasversale, ma su iniziativa e proposta della sinistra estrema, una mozione che propone il riconoscimento dello status diplomatico alla rappresentanza in Italia del Fronte Polisario. Un po’ di storia è necessaria per capire. Il Fronte è il movimento armato fondato nel 1973 da un gruppo di giovani militanti anticoloniali per rivendicare l’indipendenza del popolo Saharawi, un insieme di tribù che vivono nel Sahara Occidentale, fino al 1976 colonia spagnola. Nel 1976, dopo il ritiro della Spagna, il Fronte Polisario, che da allora è sostenuto finanziariamente e addestrato militarmente dall’Algeria, con l’appoggio di Libia e Cuba, ha proclamato la regione «Repubblica araba saharawi democratica», mentre una grande parte dei territori venivano occupati da Mauritania e Marocco. La Mauritania nel 1979 ha firmato un trattato di pace con il Fronte e ha richiamato le proprie truppe, il Marocco invece ha continuato a estendere il controllo sul Sahara Occidentale proclamandolo propria provincia. Le Nazioni Unite sono intervenute dal 1991 con la Minurso, una missione di peacekeeping che vigila sul cessate-il-fuoco firmato nel frattempo. Tra il 1997 e il 2004 sono stati presentati dall’Onu e respinti dai contendenti cinque diversi piani di pace, compreso l’ultimo, il piano Baker. Il Marocco è disposto a concedere l’autonomia amministrativa al Sahara occidentale, il Fronte Polisario continua a chiederne l’indipendenza. Adesso, per la prima volta dopo dieci anni, sono stati avviati dei colloqui diretti. A giugno Marocco e Polisario si sono incontrati negli Stati Uniti sotto l’egida dell’Onu e si sono impegnati a riprendere i negoziati nella seconda settimana di agosto. La bella pensata del Parlamento italiano, che prende posizione a favore del Fronte Polisario, interviene a gamba tesa in un negoziato aperto e delicato. Non solo si fa uno sgarbo grave e immeritato al re riformista, e con quale rischio di terrorismo, del Marocco. Riconoscere status diplomatico al Fronte Polisario equivale soprattutto a scavalcare il popolo saharawi e imporgli uno Stato, senza sapere se lo vogliono. Infatti non si è mai tenuto il referendum popolare più volte proposto affinché fossero loro a decidere il futuro del Sahara Occidentale, e questo perché il Fronte Polisario si è autoproclamato loro rappresentante, senza mai essere stato eletto. Scommettiamo che stanno meglio con un governo riformista che con un nuovo staterello castro marxista?
Accettare il Fronte Polisario come autorità politica unica e universale del popolo saharawi è stato uno dei tanti micidiali errori delle Nazioni Unite. Quanto al ruolo dell’Algeria, il quotidiano algerino filogovernativo El Kabar la scorsa settimana ha pubblicato in prima pagina la foto di Prodi sopra un articolo in cui si sostiene che il riconoscimento diplomatico del Polisario è il frutto di una strategia concertata con il premier italiano durante l’ultimo viaggio in Algeria qualche settimana fa. L’onorevole Giorgia Meloni è giovane, e animata da intenzioni generose. Ma una cosa è stata visitare il deserto nel 2000 e subirne il fascino, altra prendere una decisione che riguardi Medio Oriente, Islam, lotta al fondamentalismo nel 2007, con i terroristi in casa, nella condizione tremenda che vive l'Occidente e l'Italia dopo l’11 Settembre del 2001. I grandi politici anglosassoni, e non solo, coltivano la buona abitudine di consultare sempre degli esperti, una serie continua di briefing, prima di prendere iniziative soprattutto di politica internazionale. Ecco, anche questo servirebbe a non nutrire il coccodrillo. | | Segue... | | | |
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